La Graine e le mulet

16 Settembre 2008 Commenti chiusi

Slimane dopo 35 anni di cantiere navale, perde il lavoro ma non il desiderio di un futuro migliore per i suoi numerosi figli e nipoti. E’ dura, ma non impossibile. Quando le cose sembrano andare per il verso giusto ci si mette di mezzo la sfiga come una maledizione.
Il regista porta sullo schermo l’immigrato di periferia, quello che sta ai margini ma è vivo e ha voglia di andare avanti e sop
rattutto quelle donne magrebine, tutt’altro che sottomesse, vera spina dorsale della comunità.
La telecamera si muove sapientemente da un viso all’altro, tante parole si sovrappongono come in una presa diretta di vita quotidiana: i placidi bagordi di un pranzo domenicale, il dramma del tradimento, l’orgoglio di chi si sente ferito. Rym, la giovane figliastra di Slimane, ci crede e lotta fino in fondo, commuove quando cerca di convincere la madre ad andare alla festa, è una ragazza disposta a tutto, anche a "vendere" se stessa pur di non mollare mai. Un’interpretazione straordinaria quella di Hafsia Herzi, una sensualità accesa, inaspettata e lontana dai noisi stereotipi attuali.
Purtroppo non tutte le ciambelle scono col buco, la sceneggiatura si fa spesso pesante o pedante, e la spasmodica angoscia di un lungo e grottesco finale si trascina oltre misura scadendo nell’assurdo. E’ un lavoro molto interessante quello di Abdel Kechiche ma secondo me non si puo dire che Ang Lee a Venezia gli abbia rubato qualcosa.

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Tutta la vita davanti

18 Aprile 2008 Commenti chiusi

Un quadro denso, iperrealistico, psichedelico a tratti geniale. Gli autori spingono a limite tutta l’alienazione della nostra grottesca, piccola e meschina realtà quotidiana.
Qua dentro ci siamo tutti, compagni di scuola, furbetti rampanti, tette rifatte, idealisti da due soldi, grande fratello, vecchie cariatidi, sesso a vuoto, amori precario, trecento euro al mese, le nostre piccole grandi ipocrisie.
Il fidanzato che la racconta…, il sindacalista bonaccione, un po’ illuso, che più che aiutare parla parla, non disdegna la passerina, si mette in bella mostra a discapito dei precari, … nessuno degli uomini si salva….
la speranza sta solo nella piccola bambina figlia di Sonia, e nell’amorevole semplice vecchina che si ostina a vedere il mondo nella luce migliore.
Si ride e si piange. La Ragonese ci sembra a tutti di averla già vista… , "Marta va in città" e Virzì compie il suo capolavoro. Da vedere tutto d’un fiato. Il Cinema Italiano vive !

La Fabbrica di Cioccolato

31 Ottobre 2007 Commenti chiusi

Burton sembra confezionare un delizioso gioiellino. Una storia per ragazzi tempestata di acute e taglienti metafore. Bambini e genitori interpreti di arroganza, presunzione, avidità. Chicche sul vero valore dei soldi. Da Dickens a Kubrick innumerevoli i rimandi alla cultura letteraria e cinematografica del nostro tempo. Un mattatore Jhonny Deep fa la differenza. Grandiosi gli Umpa Lumpa. Ma quanta farina è del sacco di Tim ? Uno stimolo per leggersi il libro di Roald Dahl… e vedersi il vecchio film di Mel Stuart.

Il Camorrista

19 Luglio 2007 2 commenti

‘o pruffossore di Vesuviano!" emerge dal profondo sud, dal cuore contadino della Campania più povera, un nuovo messia a Poggio Reale, guida per una nuova emancipazione ed affermazione sociale di chi era tra gli ultimi sbandati. Audacia, Intelligenza e un pizzico di fortuna lo portano ai vertici del potere criminale. Al culmine del proprio successo Istituzioni e Giustizia sono impotenti, Polizia e Magistrati ripetutamente sfottuti, pure lo Stato scende a patti con lui, ma, come spesso accade nelle vicende umane eccesso e presunzione portano il boss ad un repentino tramonto.
Questo cinema parte da terribili vicende di storia criminale e va oltre, si trasforma in rappresentazione assoluta e ideologica di quel fenomeno epocale e tristemente attualissimo che è il crimine organizzato. Saviano testimonia nel suo "Gomorra" quanto questa celluloide faccia costume tra gli stessi camorristi.
Il volto di Ben Gazzarra buca lo schermo, un’interpretazione eccezionale, l’esordiente Tornatore sembra azzeccare un capolavoro quasi per caso.

Il Diavolo veste Prada

21 Giugno 2007 Commenti chiusi

Polpettina leggera, un po? scontata ma godibile. Il finale merita attenzione, potava scivolare facilmente nel pacchiano invece nessuna redenzione o pentimento: Andrea, senza tanti complimenti, ritrova la sua strada, mentre Emily e Miranda rimangono quelle che sono nel loro mondo futile ed inutile solo chissà che quel loro tiepido ma sincero sorriso finale non possa essere un barlume di speranza. Meryl Streep val sempre la pena.

Dancer in the dark

1 Giugno 2007 1 commento

Lars von Trier, Danimarca 2000

Le qualità estetiche della film sono indiscutibili ma Lars ci da giù pesante. Se in ?Tutti assieme appassionatamente? (The sound of music) l?Amore trionfa, qui un sentimento al limite della follia si consuma nel dolore e nell?ingiustizia. Il tragico musical assume progressivamente i tratti di una cruda denuncia sulla devianza del sistema giudiziario e l?abuso della pena di morte. Impossibile non finire il film angosciati. Purtroppo la provocazione del regista sembra quasi assumere un sapore ambiguo quasi a sfiorare il limite di un sottile e discutibile compiacimento perverso. Qualche coreografia prolissa. Egregia l?interpretazione di Bjork.

La Ricerca della Felicità

23 Maggio 2007 1 commento

La classica pellicola sul sogno americano, dalle stalle alle stelle, l’ennesima rappresentazione tratta da una storia vera. Le idee non si sprecano. Will Smith ce la mette tutta e riesce a tenere svegli. Regan alla TV ed il cubo di Kubrick evocano ricordi a chi non ha più vent’anni. Gabiele Muccino muove la telecamera come uno Yankee e così dimostra che un regista italiano può benissimo lavorare alla catena di produzione Holliwoodiana. Il momento forse migliore è sul campo da basket: “Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa”.

Kippur

26 Aprile 2007 Commenti chiusi

Amod Gitai, anno 2000

Nell?ottobre del 73 scoppia la guerra del Kippur, le truppe Egiziane e Siriane attaccano di sorpresa Israele nel giorno della festività. Due giovani soldati cercano di guadagnare rapidamente i propri reparti, nella confusione dei primi scontri si uniscono alle squadre di recupero feriti. Il campo di battaglia è sconvolgente, non si vede mai il nemico ma i feriti non si contano, il contatto quotidiano con il dolore e la morte segnano pesantemente lo spirito dei soccorritori. La realtà sembra perdere di senso, i giornali parlano di razionare le bibite gasate, ogni spirito patriottico è come a fumo al vento. Per tirare avanti, chi ricordando la madre, chi la fidanzata ogni soldato cerca di aggrapparsi al ricordo dei propri affetti.
Con musica e regia suggestive, (stile documentaristico e scene che sembrano in presa diretta) l?autore israeliano firma una importante ed eloquente testimonianza antimilitarista.

Centochiodi

3 Aprile 2007 Commenti chiusi

Un giovane e brillante professore di Teologia improvvisamente fugge dal mondo accademico e si rifugia tra le semplici genti sulle rive del Po. Sia lui che i paesani insieme ritrovano qualcosa di buono nella loro vita.
Quest’opera testamento dell’anziano maestro Olmi, a tratti lirica e poetica, è un messaggio di riflessione sul proprio credo di fronte alla sofferenza dell’uomo ed ai mali di un mondo moderno che rumorosamente lavora per inghiottire tutto. La pellicola non arriva ai vertici del capolavoro “l’albero degli zoccoli”, ma ci racconta ancora che la Verità e l’Amore di Dio vanno cercate nella profondità delle cose semplici. Ai dubbi dell’uomo non sempre c’è risposta e, come tanti cristiani, anche gli abitanti del fiume aspettano invano il ritorno del Salvatore. Raz Degan è una sorpresa.

La Mala Educacion

2 Marzo 2007 Commenti chiusi

Almodovar è un maestro nel presentarci storie dall?intreccio sottile che penetrano l?animo umano del nostro tempo. Questa sembra tratta da un dramma effettivamente vissuto dall?autore durante l?infanzia: l?abuso sessuale da parte di un sacerdote suo educatore. Il film parte benissimo, i personaggi sono credibili, il mistero appassiona. Quando Juan e Ignacio cominciano a rivelare se stessi, la tensione affievolisce, la figura di Juan perde spessore, sembra strano che un giovane possa agire in tale modo solo spinto da un desiderio di successo.
Non è uno dei suoi lavori migliori, ma la mano del regista, il colore della pellicola, l?occhio senza pudori, valgono tutta la visione.