La fine degli anni novanta non si poteva raccontare in modo migliore. Ogni personaggio potrebbe essere uno di noi. Le persone vivono di apparenze e covano dentro tutto il malessere della propria debolezza. Lester non ci stà più dentro, lascia il deprimente lavoro, rompe con una moglie attaccata solo alle cose e torna bambino per riassaporare il gusto della vita. Davanti al corpo della giovanissima Angela, costretta a gettare la propria presuntuosa maschera, si accorge della propria futilità e capisce cosa al mondo veramente conta.
Ricky e Jane sono i ?diversi?, i disadattati ma il ragazzo riesce incredibilmente a gestire un genitore allucinante: un padre che rappresenta tutta la frustrazione e la debolezza nascoste nella violenza reazionaria di un?America che soprattutto oggi ha perso ogni rotta di buon senso.
Solo quelli che cercano di andare oltre le apparenze, solo quelli che cercano il senso del mondo in un sacchetto di carta che svolazza nel vento possono combinare qualcosa di buono. Sam Mendes esordisce nella regia con un sorprendente capolavoro. Bravissimo Kevin Spacey.
Dagli sconvolgimenti climatici provocati dall?uomo nasce una brutale bufera planetaria che porta l?emisfero settentrionale della Terra ad una repentina glaciazione. In questo film gli effetti speciali sono spettacolari ma la fantasia è davvero poca. Eppure qualche aspetto interessante esiste. Illustri climatologi sostengono veramente che l?effetto serra possa causare una mutazione della corrente del golfo ed una conseguente glaciazione. L?aspetto catartico della catastrofe naturale, un concetto filosofico tramandato fin dall?Antico Testamento, viene messo in evidenza. Non tutto il male viene per nuocere: i paesi del terzo mondo accoglieranno amichevolmente i poveri profughi del primo mondo ed il presidente degli USA tramite l?onnipresente TV proclamerà al mondo di avere sbagliato.
In seguito all’ attentato di Monaco del ’71 ove perdono la vita tutti gli atleti israeliani in ostaggio, una squadra di killer viene inviata in Europa per assassinare i leader palestinesi ritenuti responsabili degli atti terroristici. Il manipolo di giustizieri dalla faccia pulita e buoni sentimenti (cosa già poco probabile) ovviamente finisce vittima dei propri sensi di colpi. Il film scivola velocemente nei soliti clichè e l’unico messaggio importante che riesce a dare sta nel fatto che sono passati più di trent’anni e i problemi sono rimasti tali e quali. Le scene più riuscite sono quelle che ricostruiscono il tragico epilogo di Monaco. Uno Spielberg senza grandi idee, non all’altezza della sua carriera.
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